Facoltà a numero chiuso. Perché esistono? Come affrontare le selezioni

Da molti anni si assiste all’acceso dibattito tra coloro che difendono il numero chiuso per determinate facoltà ed altri che vorrebbero abolirlo, in nome del diritto all’istruzione, altri ancora che si accontenterebbero almeno di un suo aumento, vista la carenza sul territorio di specifiche figure professionali, come i medici o gli infermieri.

In molti atenei, non basta pagare le tasse d’iscrizione per accedere alle lezioni, ma bisogna anche superare un test di ammissione per entrare a far parte del numero chiuso di molte facoltà, dove solo un tot prestabilito di studenti possono accedere.

Il numero chiuso istituito negli anni ’90, nacque con l’intenzione di meglio valutare il ventaglio di aspiranti di un certo percorso, ma soprattutto per mantenere un alto profilo didattico ed assegnare alle università, un certo prestigio a livello nazionale, inizialmente riguardava solo Medicina, ma ben presto si è esteso anche ad altre facoltà.

Inoltre esistono due diverse modalità di numero chiuso che limitano l’ingresso alle lauree universitarie, la prima riguarda i corsi limitati stabiliti da ogni ateneo e la seconda è la facoltà di un accesso programmato, regolato a livello statale.

Per una maggior selezione il test di ammissione, secondo il calendario annuale stabilito dal MIUR, si svolge in una data unica, in tutte le sedi autorizzate, questo significa che sono identiche dal nord al sud d’Italia, ma anche che se non lo si supera, bisogna aspettare l’anno prossimo.

Oltre a Medicina le altre facoltà a numero chiuso sono: Medicina e Chirurgia in lingua inglese, Odontoiatria e Protesi dentaria, Medicina veterinaria e corsi di laurea direttamente finalizzati alla formazione di Architetto, corsi delle Professioni Sanitarie e Scienze della formazione primaria.