#formia / Michele e Pasquale: cuori al centro di una storia “di amore e disamore”

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Una sera, come altre, in un locale a Terracina. Tutto è iniziato da qui, da una di quelle uscite preda del semplice entusiasmo di staccare con la routine quotidiana almeno per qualche ora e scrollarsi via di dosso un po’ della stanchezza accumulata. Avete presente, no?

Il culmine di una di quelle giornate che non vedi l’ora di stringerti attorno ad un tavolo con gli amici di sempre per poter dismettere gli abiti da lavoro, ridere a perdifiato e lasciare andare i pensieri fuori da qualsiasi schema di ragionamento legittimato dalla condivisione popolare, alla quale, ogni tanto – e bene sì – molti cedono per non combattere un’infinita battaglia giornaliera col mondo. Un po’ ci rimugini, ti dici che forse avresti dovuto rispondere in un altro modo a Tizio e in maniera più dura a Caio, ma poi ritorni in te e tutto passa in secondo piano.

Ti guardi intorno, sorseggi un bicchiere, pensi che niente possa distrarti dalla meritata voglia di evadere, figurarsi credere all’eventualità di incontrare l’amore; ma la vita – si sa – è sempre pronta a disobbedire, no?

Così sguardi, stretta di mano, presentazioni di rito, un vortice di emozioni che ti consegna – improvvisamente – alla naturalezza di cominciare a raccontarsi, facendo fatica a smettere di farlo, sempre lì in quella serata di relax, in quel locale a Terracina, dove – in realtà – il resto del mondo presente sembra non esistere più.

«Piacere, Pasquale!», «Piacere, Michele!».

E’ così che devono essere quelli che i poeti chiamano “colpi di fulmine” e che pur hanno bisogno del loro tempo per diventare amore.

E’ così che, inizialmente, quel sentimento è rimasto aggrappato alla costanza di Michele di non volersi far dimenticare, grazie ad un corteggiamento perseverante che lo ha reso uno dei clienti più affezionati del negozio d’arredi di Formia in cui lavorava Pasquale.

E’ così che è andata fino a quando lampade, complementi d’allestimento e tasche decisamente un po’ più vuote hanno lasciato il passo ad un primo vero e proprio appuntamento in pizzeria.

Dì qui strada in discesa – penserebbero tutti – ed invece no.

Pasquale dimentica continuamente gli appuntamenti, Michele aspetta per minuti interminabili sotto casa e deve addirittura mandargli un messaggio perché scenda dopo l’ennesimo ritardo; ma certe emozioni non hanno bisogno di essere troppo spiegate e con certi sentimenti si entra subito in confidenza.

E’ così che è arrivata la sfida di andare a vivere insieme, dopo soli pochi giorni di conoscenza, senza troppe remore o preoccupazioni, forti solo di quel sesto senso che suggeriva già i diciotto anni d’amore che avrebbero costruito dopo quella “serata tra amici in un locale a Terracina” e la benedizione della mamma di Michele, che complimentandosi per la casa pronta per accoglierli, fissando gli occhi sul loro letto matrimoniale ha esclamato: “che Dio vi benedica a tutti e due!”

Quella che si è dispiegata è stata sin da subito una quotidianità fatta di impegni lavorativi di entrambi, grandi capacità culinarie di Michele (pare che la sua crostata spopoli tra i nipotini!) e l’impegno civico/sociale di Pasquale (già fondatore dell’Associazione Commercianti di via Rubino, poi referente per le case Ater del quartiere di Penitro).

Fin qui una storia come tante – anche se ognuna unica nel suo essere -  non trovate?

Giorno, dopo giorno l’amore scorreva come tutti i fiumi, rivoli e torrenti d’amore che esistono al mondo, come tutte le “rive” di qualsiasi natura che si incontrano per formare un corso d’acqua che lasci il solco, fino a quando – circa due anni fa – non ha incontrato il “disamore”, che si è tradotto in urla, improperi, scritte offensive sui muri e altro ancora, contro la loro coppia, lì dove il loro rapporto stava crescendo in quel quartiere di Penitro, a Formia. Gesti che hanno via via turbato la loro vita, gesti perpetrati fino a spaventarli e condurli al punto di scegliere di denunciare tutto alle forze dell’ordine con il supporto del loro avvocato, nonché amica, Angela Sangermano, e all’opinione pubblica tramite sociale-network; gesti di autori che – presumibilmente – riescono a vedere solo la loro “natura sessuale” e non il loro “semplice” amore.

Che poi l’amore – che non è l’innamoramento o l’infatuazione da palpitazioni – non è mai semplice, ma è il perno su cui ruota il mondo – l’unico che abbiamo per ora – è allora perché limitarlo? L’amore amorfo che si riconosce per la chimica che sprigiona, la pazienza che esige, la costruzione tassello dopo tassello che include, il coraggio e la complicità che vuole, e tutti gli altri “ingredienti” che facciano funzionare la “ricetta” – ognuno ha il suo segreto – combina elementi tra i più svariati in natura: un uomo ed una donna, un genitore ed un figlio, un uomo ed un cane, un uomo ed un uomo, un uomo ed una donna, ci mostra animali in grado di “curare”, allattando, cuccioli di altre specie.

Romeo e Giulietta, Renzo e Lucia, quante storie d’amore raccontate stigmatizzano l’amore ostacolato? Allora, non valeva la pena scrivere un “pezzo giornalistico” che si limitasse a raccontare – ancora una volta – quello che ha colpito Michele e Pasquale e tanti altri nomi.

Ecco perché questa pagina di cronaca della città non meritava solo di essere scritta ed “etichettata” come “omofobia”, ma gridava la necessità di vedersi scrivere per quella che è prima ancora – andando “oltre”, lì dove la mente umana dovrebbe sempre bramare di spingersi – vale a dire come una storia d’amore e disamore, di cui il finale è già scritto perché – anche se può apparire banale – l’amore, come l’acqua, si riprende sempre ciò che gli appartiene e vince su tutto e tutti. L’amore si fa inno.

Perché il disamore non sa che non conosce se stesso: non sa di aver unito – da sempre – Adriano e Antinoo, Amore e Psiche, Lilly e il Vagabondo, Michele e Pasquale e miliardi di altre figli di Madre natura ; non sa che “l’amore ha l’amore come solo argomento”; non sa che dell’amore andrebbe fatta esaltazione e non argomento di cronaca – come purtroppo tante vicende di varia natura, impongono di fare. Il disamore non sa che “froci di merda” non significa proprio niente, come nulla significa “etero d’oro”; che amare chi ci pare rientra nelle “funzioni di base” di ogni essere vivente, amare chi ci pare ci consente di vedere la “bellezza” dell’altro ed essere felici – mentre il disamore rende ciechi ed infelici.

L’amore non ha un volto, l’amore ha tanti volti, che si mescolano in bellissime espressioni e ciò che il disamore non sa è che dove c’èe46f1b03-3874-472a-bb41-eb8eccfb634a amore non ha spazio per essere e siccome questa non è solo la storia di Michele e Pasquale – per cui le indagini degli inquirenti stanno facendo il loro corso – ma è prima di tutto la storia dell’amore vs il disamore, nonostante i loro volti siano ormai alquanto noti e tanti siano le parole ed i gesti di solidarietà che si sono moltiplicati dal quartiere di Penitro, al mondo della politica a quello dell’associazionismo locale, la foto di copertina non immortala i loro volti, ma tenta di catturare il loro amore. L’amore e basta.

Così – se la violenza dello scontro tra amore e disamore penalizza i diritti umani e la libertà che li permea – è bene che questa diventi una storia in bianco e nero: non per minimizzare, ma per universalizzare.

“Omnia vincit amor et nos cedamus amori” ( L’amore vince tutto, arrendiamoci anche noi all’amore!).